Il parere tecnico del Bundestag: “La Buba si prepari a mollare la BCE”

Aggiornato il: giu 16

A un mese da Karlsruhe, il parlamento teutonico fa pressione sulla sua Banca Centrale


Sono anni che giornali e televisioni di casa nostra si chiedono come e quando l'Italia uscirà dalla moneta unica. E nel mentre disegnano scenari di fuga dall'euro nel caso in cui Salvini andasse al governo non si accorgono che andarsene potrebbe essere invece la Germania.


Il Paese che più di ogni altro ha guadagnato con la moneta unica vedendo crescere il proprio export netto ad un valore cumulato di 3.300 miliardi di euro nel ventennio 2000-2019 contro i nostri 420.


Il tutto considerando che nei dieci anni antecedenti l'arrivo della moneta unica le proporzioni fra Roma e Berlino erano diametralmente opposte vista che l'Italietta con la liretta aveva cumulato un surplus commerciale di 235 miliardi contro i 66 di Berlino.


Ma la Corte Costituzionale tedesca lo scorso 5 maggio 2020 emette la sentenza che potrebbe decretare la progressiva ed inesorabile disintegrazione dell'eurozona.


Entro il 5 agosto al fine di "consentire il necessario coordinamento con l'Eurosistema, la Bundesbank non può più partecipare all'attuazione e all'esecuzione delle decisioni della BCE" a meno che questa dimostri "in modo comprensibile e comprovato che gli obiettivi di politica monetaria perseguiti dal PSPP non siano sproporzionati rispetto agli effetti di politica economica e fiscale risultanti dal programma. 


Alle stesse condizioni, la Bundesbank deve garantire che le obbligazioni già acquistate e detenute nel suo portafoglio siano vendute sulla base di una strategia, possibilmente a lungo termine, coordinata con l'Eurosistema".


In pratica i giudici di Karlsruhe intimano alla Banca centrale tedesca di non acquistare più Bund ed anzi di cominciare a venderli in mancanza di spiegazioni adeguate da parte della BCE.


Ma pure Governo e Parlamento tedeschi si sono presi la loro solenne ramanzina dal momento che quella sentenza intima loro di fare si che siano adottate "misure volte a garantire che la BCE effettui una valutazione della proporzionalità".


È passato più di un mese da quel terremoto. Il dibattito politico in Germania su un'eventuale progressiva uscita della Germania dall'euro sale di temperatura.


La BCE prova a fare orecchie da mercante non essendo tenuta a rispettare il giudizio di una corte nazionale.


Quelle orecchie da mercante che invece nessuno può e deve fare in Germania. Soprattutto alla luce del parere legale arrivato sul tavolo del Presidente del Parlamento tedesco Schauble.


La Bundesbank deve essere il principale responsabile di questa revisione", hanno dichiarato gli esperti dei servizi di ricerca del Bundestag in una loro autorevole valutazione, alcuni stralci dei quali sono stati pubblicati dal quotidiano Augsburger Allgemeine.


I servizi di ricerca del Bundestag offrono analisi specialistiche e non di parte. Sono cioè pareri di esperti sulle questioni sollevate dai parlamentari. Il loro punto di vista non è vincolante, ma ha un peso specifico di tutto rispetto a Berlino.


Qualora dunque la Bundesbank smettesse di prendere parte agli acquisti deliberati dalla BCE nei due programmi PSPP (quello oggetto di sentenza) e PEPP (addirittura ancora più flessibile e accomodante nei confronti di paesi come l'Italia, ancorché ancora non esaminato da Karlsruhe) ed iniziasse a vendere i Bund in portafoglio automaticamente inizierebbero ad aumentare i loro rendimenti per la gioia dei risparmiatori tedeschi.


Ma altrettanto probabilmente inizierebbe la corsa forsennata a vendere i nostri BTP visto che gli investitori avrebbero l'opportunità di acquistare gli agognati Bund a tassi finalmente remunerativi.

Insomma, tanta di quella sabbia negli ingranaggi della BCE tale da creare un autentico sconquasso. Ed il cui effetto più probabile sarebbe l'introduzione di controlli ai movimenti di capitali. In pratica quello che Alberto Bagnai da anni chiama il tramonto dell'euro.


Articolo di Fabio Dragoni


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