La BCE snobba i giudici di Karlsruhe

L’Eurotower ignora la corte costituzionale tedesca. E va avanti con l’acquisto di titoli pubblici intrapreso da Draghi. Adesso tocca a Berlino e alla Bundesbank disobbedire.


“Non è un problema mio”. Ricordate come Mourinho liquidava le domande scomode dei giornalisti in sala stampa? Ecco questo sembra essere il mantra anche della non altrettanto “speciale” Christine Lagarde. “Non siamo per chiudere gli spread” disse il capo della Banca Centrale Europea lo scorso 12 marzo con ciò lasciando intendere come la BCE non fosse lì ad impedire che le forbici fra i rendimenti dei vari titoli di stato nazionali si allargassero troppo.


Un po’ come se il vostro elettricista vi dicesse che non è un problema suo riparare i danni di un corto circuito. I rendimenti dei nostri BTP decennali arrivarono a toccare quasi il 2,5%, praticamente il doppio rispetto a ieri. Tempo sei giorni e la BCE ha dovuto fare retromarcia varando il PEPP: un programma straordinario di acquisto titoli per 750 miliardi e scadenza nel 2020 che, dopo settantotto giorni, è stato addirittura aumentato a 1.350 miliardi mentre il termine è stata prorogato al 30 giugno 2021.


Ma se il ritmo alla quale la BCE sta acquistando titoli prosegue su questi livelli (quasi 6 miliardi al giorno) si comprende perché la Lagarde abbia poi sentito il dovere di ribadire che la vera scadenza sarà comunque “fino a che il Consiglio Direttivo riterrà che questa crisi sarà finita”. Con l’aria che tira, tutto lascia intendere che l'importo e la durata di questo programma saranno ulteriormente aumentati. Altri 500 miliardi a settembre secondo Pictet.


Ma nel frattempo c’è stato un 5 maggio. Data nella quale, oltre ad essere morto Napoleone, si è praticamente disintegrata l’eurozona almeno così come oggi la conosciamo. La Corte Costituzionale tedesca ha bocciato una sentenza della Corte di Giustizia Europea che reputava legittimo il programma di acquisto di titoli pubblici intrapreso dalla BCE di Mario Draghi nel 2015 e di fatto concepito nel luglio del 2012 con l’ormai leggendario “whatever it takes”.


I limiti che la BCE si è autoimposta nell’acquisto dei titoli (vale a dire non oltre il 33% di ogni emissione, il reinvestimento dei proventi alla scadenza in altrettanti titoli della stessa specie, la loro mancata vendita sul mercato prima del rimborso etc) sono stati giudicati troppo morbidi pur rispettando il principio della cosiddetta capital key grazie al quale Francoforte ripartisce i propri acquisti in proporzione alle quote di capitale dei singoli stati nella BCE.


Un’operazione “sproporzionata” che va ben oltre le prerogative della BCE che è quella di governare la struttura ed il funzionamento del mercato monetario. Il governo federale e il Bundestag hanno il dovere di adottare misure attive contro il programma di acquisto della BCE nella sua forma attuale, è stato in sintesi il verdetto della corte di Karlsruhe.


E se tempo tre mesi la BCE non darà spiegazioni adeguate in merito ai criteri seguiti, la Bundesbank dovrà smetterla di conformarsi alle decisioni della BCE acquistando bund. Anzi  dovrà addirittura venderli.


I suoi rendimenti aumenteranno per la gioia di banche e risparmiatori tedeschi così ingolosendo però anche gli investitori di tutta Europa che quindi correranno a disfarsi di Btp e Bonos per acquistare titoli tedeschi.


E la risposta rdella BCE qual è stata? Un ulteriore allargamento quantitativo e temporale di un programma che limiti addirittura non ne ha proprio, visto che i BTP acquistati superano il 20% del totale invece di fermarsi al 15.

Insomma, di questo passo sarebbe il tramonto dell’euro ma con un’uscita della Germania anziché dell’Italia. “Abbiamo preso nota della sentenza diretta al Governo e al parlamento tedesco” ha ribadito ieri la Lagarde. Sì, insomma abbiamo capito.


Non è un problema suo. Per ora


Articolo di Fabio Dragoni


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