Il RIGORE lo vogliono soltanto per noi

GERMANIA: Commissione UE, Banca degli investimenti e Mes. Berlino si tiene gli organi che distribuiscono i soldi


“Le azioni si pesano e non si contano” era solito dire Enrico Cuccia patron di Mediobanca e custode dei salotti buoni della finanza italiana. Un efficace aforisma per sottolineare come un Gianni Agnelli qualunque dovrebbe comandare più di un Silvio Berlusconi qualsiasi pur avendo entrambi lo stesso numero di azioni in una società.


E di questa lezione hanno fatto tesoro gli olandesi codificando in norma di diritto la saggezza del banchiere siciliano. Il motivo per cui infatti tanti campionissimi del made in Italy trasferiscono la sede legale del loro business nei Paesi Passi è soprattutto questo. FCA ha sede legale ad Amsterdam dal 2014 quando Fiat si è fusa con Chrysler. Li si è trasferita Mediaset così come la Cementir dei Caltagirone, e poi Exor, Ferrero, Prysmian, Saipem, Telecom, Illy e Luxottica. Così come Ebay, Uber, Tesla, Google, Unilever e Ikea. Il maggior vantaggio del trasferimento attiene quindi alle peculiarità del diritto commerciale; figlio a sua volta del DNA mercantile dei Paesi Bassi.


In sintesi, vige una sorta di sistema maggioritario ben collaudato che moltiplica i diritti di voto degli azionisti più rilevanti che però non sono così ricchi da avere la totalità del capitale. Chi arriva il 20-25 per cento possiede in genere azioni che hanno diritto di voto plurimo e maggior valore nominale rispetto alle altre così garantendogli il ruolo di azionista il controllo al momento della nomina dei componenti del Consiglio di Amministrazione. Certo anche le basse tasse hanno il loro fascino: i dividendi e i capital gain che affluiscono dalle controllate estere non concorrono all’imponibile, così interessi e royalty che le multinazionali del franchising applicano ai loro affiliati in tutto il mondo.

“L’Olanda non esporta tulipani ma importa holding. Fatto niente affatto marginale nel momento in cui si negozia con loro ai tavoli europei” così Giulio Tremonti sbertuccia sarcastico l’ex premier Prodi che si lagnava di come gli olandesi non volessero l’emissione di debito comune sotto forma di coronabond. E perché mai dovrebbero volerlo? Il macroeconomista Francois Geerolf ha messo in fila i dati pubblicati dal Fondo Monetario Internazionale dal 1995 al 2019 scoprendo che in questi venticinque anni l’Italia ha registrato un avanzo primario medio del 2,6% rispetto al PIL. In pratica tutte le tasse pagate degli italiani hanno superato la spesa pubblica (al netto degli oneri sul debito pubblico) di una percentuale mostruosamente alta non registrata da nessun altro paese al mondo.


La “virtuosa Olanda”, per intendersi, non arriva allo 0,4%. Se in tutti questi anni avessimo avuto un bilancio fotocopia rispetto ad Amsterdam, gli italiani avrebbero risparmiato circa 35 miliardi di tasse ogni anno. Per arrivare alla mostruosa cifra di quasi 900 miliardi in venticinque anni. E invece l’Olanda ha un debito pubblico addirittura inferiore al 60% del PIL pur essendosi in tutti questi anni potuta permettere politiche fiscali non restrittive come le nostre. Dove starebbe quindi il segreto di questa fantastica ricetta magica? Semplicemente in ciò che uno studente di economia impara sui libri di testo nel primo anno di università. I saldi settoriali. Il risparmio di famiglie e imprese -nel loro complesso- è uguale alla somma del deficit statale e del saldo della bilancia commerciale. Puoi quindi avere tanto risparmio privato pur con un Stato non troppo spendaccione se riesci ad attrarre tanti soldi dall’estero esportando più di quanto importi. Un’identità matematica che da sola spiega cosa accade in Olanda da anni. Un paese solo apparentemente euroscettico che invece succhia il sangue dell’Unione come una zecca attaccata al cane. L’Italia aveva (prima del coronavirus) un PIL di oltre duemila miliardi di dollari contro i pochi meno di mille dell’Olanda. Per non parlare degli abitanti: sessanta milioni contro i diciassette degli Orange. Ma appena si esaminano i dati Eurostat sulla bilancia commerciale scopriamo che l’Olanda ha registrato nel 2019 un avanzo di 66 miliardi contro i nostri 53. Fenomeni loro? Brocchi noi? Andando più a fondo nell’analisi e scomponendo il dato scopriamo qualcosa di sconcertante. L’Olanda ha un surplus commerciale nei confronti dell’Unione Europea di circa 184 miliardi ed un deficit con il resto del mondo di 118. La spiegazione è semplice. I sofficini o i bastoncini arrivano nel nostro piatto da una società olandese che li vende in Italia pur se prodotti altrove. In altri termini, se l’Unione europea affondasse di colpo sotto uno tsunami questi persiani d’Europa andrebbero incontro alla più devastante crisi valutaria del pianeta. La tanto bistrattata Italietta invece se la gioca benone nel resto del mondo. Superato lo stretto di Gibilterra siamo ancora più forti visto che facciamo oltre il 98 per cento del nostro avanzo commerciale fuori dall’Ue. L’Europa rimane quindi un affare d’oro per il Paese dei tulipani, delle holding, delle canne libere e delle donnine allegre in vetrina. Rutte libero ha di che festeggiare e prenderci pure in giro.


Articolo di Fabio Dragoni


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