Il RIGORE lo vogliono soltanto per noi

OLANDA: Fisco favorevole e agevolazioni per gli azionisti. Amsterdam coltiva interessi per attirare capitali


“Una mattina mi son svegliato e ho trovato l’invasor” e quella mattina è oggi. Gli antifascisti senza fascisti da combattere ancora non ci sono arrivati. Ma il patriottico inno dei partigiani era rivolto contro quei tedeschi che di nuovo hanno invaso le istituzioni europee. Ma gli antifa intendono gioiosamente prostrarsi ai tedeschi cantando a sproposito “Bella Ciao” proprio contro chi l’invasore tedesco oggi lo combatte. Gli inutili negoziati europei intanto si susseguono. L’Italia più di ogni altro Paese ha bisogno di soldi. Il FMI prevede per il 2020 un -9%.


Mai così male dal 1861 ad oggi se solo si escludono gli ultimi tre anni del secondo conflitto bellico. Le previsioni per la Germania si attestano invece ad un -7% e sono state messe in campo da quest’ultima misure di stimolo fiscale (più spesa e meno tasse) unite a misure di sostegno al credito pari complessivamente al 4% del PIL. Secondo il Financial Times, quasi quattro volte quanto prefigurato da Palazzo Chigi. Il confronto Italia-Germania non ha mai fine. La tristemente famosa “logica di pacchetto” continuamente evocata da Giuseppi per dissimulare la confusione e la sciatteria con cui si sta muovendo ai tavoli europei ha prodotto tre risultati: (1) c’è il Sure che potrà concedere prestiti ai ventisette Stati UE fino a 100 miliardi in tutto facendo leva su un patrimonio di 25 miliardi. Lo strumento è governato è dalla Commissione UE. E chi dirige la baracca? Ursula Von Der Leyen, nazionalità tedesca. (2) C’è poi la BEI (Banca Europea degli Investimenti) che concede prestiti alle imprese ed è la banca dell’UE. Con l’emergenza coronavirus le verrà conferito uno stanziamento di 25 miliardi a garanzia di prestiti per 200. Chi la presiede? Werner Hoyer, nazionalità ovviamente tedesca. (3) Dulcis in fundo, il MES creditore privilegiato che presta i soldi, in verità pochi (non oltre il 2% del PIL), un po’ anche nostri (per il 18%) e dietro “rigorose condizionalità”. E chi dirige il MES? Klaus Regling, nazionalità manco a dirlo tedesca.


Intanto Giuseppi straparla di “solidarietà, di “pagine di storia da scrivere” e di “cambio di passo”. Immagina gli eurobond. Un debito di cui nessuno stato europeo possa rispondere. Ma i tedeschi in materia hanno le idee fin troppo chiare. Sarebbero “il primo passo nell’Unione dei trasferimenti”, secondo l’economista Marcel Fratzscher. E l’intenzione dei tedeschi non è mai stata quella di sussidiare qualcun altro, men che meno l’Italia. “Le regole dei trattati sono chiare. La comunità europea non sarà responsabile dei debiti degli stati membri e quindi non ci saranno ulteriori trasferimenti finanziari” ribadiva Helmut Kohl al momento della nascita dell’UE. Mentre invece l’Italia è stata fatta scodinzolare giuliva dal presidente Monti nel 2012 affinché quasi sessanta dei nostri miliardi finissero ai vari fondi salva stati. Bisognava sgravare i bilanci delle banche commerciali francesi e tedesche dai troppi crediti a rischio verso la Grecia. “Consiglio cautela” professava alcune settimane fa il ministro tedesco Altmaier.


“Vengono presentati concetti apparentemente nuovi e geniali come i coronabond. Ma spesso sono solo una rivisitazione di concetti a lungo respinti”. Eh già perché gli eurobond altro non sono che titoli emessi congiuntamente da tutti i Paesi dell’UE attraverso un organismo comune. Qualche euroinomane di casa nostra sogna (anzi fogna) che siano garantiti individualmente e in solido da ogni Paese: se l’Italia non pagasse la propria parte, ogni altro Paese potrebbe essere chiamato a pagare per noi. In pratica la Germania dovrebbe garantire per l'Italia. Qualcuno più realista immagina invece una garanzia pro quota. Ma perché allora ogni Stato non dovrebbe emettere un suo debito come ora, invece di prefigurare questa continentale supercazzola? Perché il tasso di interesse degli eurobond sarebbe un po' più basso dei BTP e un po' più alto dei BUND. Quindi ancora una volta ci guadagnerebbe l'Italia a scapito della Germania. Come sognano gli europeisti di casa nostra.


Intanto l’eurozona rischia seriamente di saltare e sempre per mano di Berlino. Anzi di Kalsruhe. La Corte Costituzionale tedesca è infatti chiamata ad esprimersi sulla conformità del “quantitative easing” alla Carta nazionale. Saranno quindi indirettamente giudicate le ultime mosse della BCE in materia di acquisti di titoli pubblici. Oltretutto il PEPP -il programma di acquisti deliberato da Francoforte per fronteggiare la pandemia- deroga anche alla regola del “capital key”.


La BCE può ad esempio, come peraltro ha già iniziato a fare, acquistare BTP in proporzione superiore rispetto al capitale detenuto da Bankitalia nella BCE. Una monetizzazione del debito che nella testa dei tedeschi somiglia tanto ad un trasferimento di ricchezza. La fine dell’eurozona potrebbe quindi uscire da quella sentenza messa in calendario proprio il 5 maggio. Quando i grandi della storia muoiono.


Articolo di Fabio Dragoni


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