Il ricordo di Giudeppe Guarino, ex ministro e giurista "Geppo", il genio anti-euro

Il costituzionalista considerava la UE della moneta unica un "male mortale".


È difficile riuscire a condensare in poche righe chi è stato Giuseppe Guarino, anzi il Professor Giuseppe Guarino o più semplicemente “Geppe”, come amava farsi chiamare dai suoi tantissimi amici che gli riconoscevano unanimemente di essere “una spanna avanti a tutti”. Noi lo ricordiamo prima ancora che come politico, come professore di diritto costituzionale in diverse Università italiane nonché socio delle Accademie dei Lincei e dei Georgofili.


Non staremo pertanto ad elencare i suoi sterminati incarichi professionali ricoperti dal dopo guerra fino agli anni Novanta, ma vogliamo sottolineare il ruolo particolare “illuminante” che ha svolto nel denunciare la deriva intrapresa dall’Unione europea nel sostituire le istituzioni democraticamente elette a suffragio universale sempre più con “piloti” automatici - in tempo di “biopolitica” si potrebbe parlare di una sorta di meccanismi “bio-giuridici” - per bypassare i dettami dei Trattati europei e il ruolo degli Stati nazionali. Guarino scrive che la Ue si era trasformata con l’introduzione dell’ euro in un “organismo robotizzato”. L’Europa dell’euro era da lui considerata come una “malattia mortale” peggiore persino del virus.


Egli infatti criticava con forza il modo in cui era stata introdotta la moneta comune. La moneta avrebbe dovuto essere al servizio dei cittadini e dell’economia reale e invece era accaduto l’inverso. E questo a causa di un vero e proprio colpo di Stato attuato a mezzo di un regolamento che violava le norme fondamentali dei Trattati: “ il 1/1/99 un colpo di Stato è stato effettuato in danno degli gli Stati membri, dei loro cittadini, dell’unione. Il golpe è stato realizzato non con la forza, ma con fraudolenta astuzia”. Parole di Guarino, tratte dal suo ultimo libro: Cittadini europei e crisi dell’euro, Napoli Editoriale Scientifica, 2014, p. 40.


E’ magistrale poi come riuscì a demolire il Fiscal Compact all’indomani della sua ratifica, dimostrando la sua incompatibilità con i trattati. Mai, ripetiamo mai, nessun rappresentante delle istituzioni europee è riuscito a contestare la sua feroce arringa contro quell’accordo intergovernativo, ma qualche effetto lo deve comunque aver prodotto perché a tutt’oggi ancora deve essere inserito nel corpus dei Trattati su cui si fonda l’Unione europea.


Chi l’ha conosciuto e lo ha apprezzato veramente non si capacita del silenzio sulla sua morte e della parzialità con cui è stato presentato da un giornalone, non si capacita soprattutto del fatto che nessun Presidente della Repubblica abbia voluto riconoscere il suo valore e contributo al Paese nominandolo Senatore a vita. Altri che il Paese lo hanno tradito quella nomina la hanno ottenuta in poche ore.


Articolo di Paolo Becchi e Antonio Maria Rinaldi


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