I Media soccorrono i vertici del Mes - Vogliono che Roma chieda il prestito

Aggiornato il: mag 14

«Migliorerà il rating», «ci farà risparmiare»: fake news sui giornali per lodare il Fondo.


“E il settimo giorno, Dio si riposò da tutte le opere che aveva portato a termine” ma non certo la propaganda del Mes che pure di domenica marcia spedita. Ne tesse le lodi su Repubblica, il Commissario Gentiloni parlando del Salva Stati come di “uno strumento molto vantaggioso per i 6-7 paesi che hanno un tasso di interesse elevato, tra cui l’Italia”. Gli fa eco il ministro Gualtieri sul Messaggero sottolineando come non vi siano “condizioni aggiuntive presenti e future”.


E mentre Giuseppi sul Corriere si trasforma in novello Ponzio Pilato trasformando il suo non troppo convinto no al Mes in un “valuteremo in Parlamento”, tocca al Sole 24 Ore dedicare un’intera pagina ai presunti vantaggi del Meccanismo di Stabilità.


Evitiamo di parlarvi di tutta la perdita di libertà e democrazia connessa all’adesione al Mes, avendo trattato l’argomento con fin troppa dovizia di particolari.

Concentriamoci piuttosto su quanto scritto da Isabella Bufacchi nel quotidiano di Confindustria, secondo la quale il ricorso al Mes “può ridurre il rischio-Paese agli occhi delle agenzie di rating perché contiene in parte la spesa per interessi”. Due affermazioni perentorie e rassicuranti. Peccato però che non siano veritiere.


Essendo il Mes infatti un creditore privilegiato rispetto a tutti gli investitori con in portafoglio un normalissimo Btp, lo stesso in caso di default avrà diritto ad essere soddisfatto in anticipo nelle sue ragioni e tutti gli altri creditori (banche, assicurazioni, famiglie) con in mano un normalissimo titolo di stato non vedranno un centesimo indietro fino a quando il Fondo diretto da Regling non sarà stato completamente rimborsato.


È quindi evidente che il merito creditizio di Btp, Cct e Bot peggiorerà dal momento che verrebbero immediatamente trasformati in titoli subordinati. Per intendersi, quegli obbligazionisti di Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Carichieti che nel novembre del 2015 videro azzerare per decreto il valore del loro investimento avevano in portafoglio titoli subordinati.


Non si vede quindi come possa migliorare il rating del nostro debito dal momento che la possibilità di recupero del credito verso l’Italia (in termini tecnici si chiama Loss Given Default) peggiorerà.


Qualche indistruttibile ottimista potrebbe certo eccepire che il credito erogato dal Fondo Salva Stati sarà di importo talmente esiguo (il 2% del Pil e l’1,5% del debito complessivo) da passare inosservato a tutti. Ma significherebbe, secondo Paolo Russo della Stampa un risparmio d “6 miliardi in un decennio” visto che costa lo 0,1% contro l’attuale tasso dell’1,8%. Peccato che anche questo non sia vero.


Innanzitutto, il Mes carica una percentuale dello 0,5% annuo per il servizio di “rottura dei mignolini” gentilmente offerto cui si aggiunge una commissione up front iniziale dello 0,25%. A conti fatti quindi parliamo di un costo annuo effettivo superiore allo 0,6%. Vabbè, dirà il solito euroinomane, comunque un livello più contenuto rispetto agli attuali tassi di mercato.


Peccato che non vi sarebbe nessun risparmio sul bilancio dello Stato dal momento che l’alternativa dell’acquisto dei titoli da parte della Banca Centrale Europea sarebbe molto più conveniente. L’80% degli acquisti di Francoforte sarebbe infatti a carico della Banca d’Italia che quindi verserà gli interessi incassati in tasca al MEF.


Una partita di giro che si risolve nella distribuzione di dividendi straordinari da parte di Via Nazionale in favore del Tesoro pari, nel 2020, a 7,8 miliardi. Del rimanente 20% la metà verrebbe invece acquistata dalla BCE (di cui l’Italia ha il 13,8%) e l’altra metà dalle altre banche centrali.


A conti fatti, dato l’attuale tasso dell’1,8%, il costo effettivo a carico dell’Italia sarebbe quindi pari allo 0,34%; quasi la metà rispetto quello del Fondo Salva Stati.


Del resto, come scrive ancora il Sole di ieri, tutti i Paesi che hanno ricorso al Mes “erano sull’orlo del default”.


Andiamo bene.


Articolo di Fabio Dragoni


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