Guai in vista per l’Italia. Arrivano le controsanzioni di Putin


Nella serata dell’8 marzo Putin ha firmato il divieto di import-export verso alcuni Paesi, tra cui l’Italia. Il decreto dà mandato al governo di stilare entro due settimane una lista di Paesi per i quali saranno vietati i movimenti di export e import “per salvaguardare la sicurezza della Russia”. Il divieto riguarderà, secondo quanto precisa Interfax, prodotti finiti e materie prime. Stando a quanto riporta il Corriere, “secondo la diplomazia e l’intelligence occidentale l’inserimento del nostro Paese nella lista degli Stati a cui sarà vietato importare materie prime e altri prodotti dalla Russia e soprattutto venderli appare scontato visto che siamo già stati ritenuti Paesi ‘ostili’. L’elenco rappresenta una ritorsione evidente alle sanzioni economiche imposte dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti, ma anche alla minaccia di decretarne altre se la Russia non fermerà la guerra contro l’Ucraina”. Ma quali saranno le conseguenze per l’Italia?

L’obiettivo tattico è creare incertezza nei governi che lui stesso ha definito “ostili” e sui mercati, che potrebbero reagire rendendo ancora più costose le materie prime di cui la Russia è grande produttrice. “Si tratta chiaramente della risposta del dittatore del Cremlino alla decisione del presidente degli Stati Uniti Joe Biden di fermare gli acquisti di greggio, prodotti derivati e carbone dalla Russia stessa. Ma senz’altro è anche un altro passo verso l’allargamento di uno stato di conflitto economico fra Mosca e i governi democratici”. Bella mossa, dunque. Sostanzialmente noi imponiamo sanzioni alla Russia e chi ne paga il prezzo siamo noi stessi. Basta avvicinarsi a una qualsiasi pompa di benzina in questi giorni per rendersene conto. Ue e Biden stanno perdendo su tutta la linea e a pagarne il prezzo è il popolo.

“Alluminio, metalli, ma anche argilla, caolino: sono queste le principali materie che l’Italia compra in Russia. Tutte le aziende che attingono a questi approvvigionamenti saranno penalizzate. E non solo perché siamo la quinta destinazione più importante per le vendite di prodotti russi, con acquisti per 12,6 miliardi di euro nei primi undici mesi del 2021; e la Russia è per il made in Italy il quattordicesimo mercato più importante (dopo la Turchia e davanti alla Romania) con vendite per 7 miliardi di euro fra gennaio e novembre del 2021. Per il resto, Putin potrebbe decidere di negare all’Italia quantitativi importanti ma non insostituibili di ferro e acciaio (per circa 800 milioni di euro) e alluminio (per circa 300 milioni di euro). A livello internazionale la Russia è anche un esportatore relativamente importante di oro, nickel (la cui quotazione è letteralmente esplosa), mentre il grano tenero rappresenta appena il 2% delle sue vendite all’estero”.

Scrive ancora il Corriere: “Naturalmente l’Italia potrebbe subire anche misure protezioniste da parte di Putin nei settori dove siamo più forti: moda e abbigliamento (vendite per quasi un miliardo l’anno scorso), nei prodotti chimici, farmaceutici e soprattutto nei macchinari industriali (anche per l’estrazione dai giacimenti), dove l’Italia fatturava in Russia per oltre due miliardi”. Il decreto firmato da Putin lascia presagire anche il blocco all’Italia per le vendite di gas e petrolio. “Di certo l’incertezza che è stata iniettata sui mercati farà sì che questi beni essenziali nei prossimi giorni divengano ancora più cari, spostando la bilancia commerciale ancora di più a favore della Russia e a svantaggio dei Paesi che consumano gli idrocarburi estratti in Siberia”.

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