Giornali e politici fanno finta di credere alla favola del Mes senza la Troika

«Corriere», «Repubblica», «Stampa» e «Fatto» si bevono la balla del Fondo «light» Fatwa di Letta chi denuncia l'inganno: «Avvelena i pozzi della comunicazione».


Enrico sta sereno e twitta: “Il MES sarà senza condizioni. Questi i fatti confermati oggi. Ma questa notizia potrà, sul tema rovesciare la valanga di falsità che hanno avvelenato i pozzi della comunicazione?”. Mi sa proprio che l’ex premier Letta dice a noi de La Verità.


Qualche ora prima era toccato all’ex ministro Carlo Calenda esprimersi categorico: “Il MES è effettivamente senza condizioni. E va usato”. In contemporanea Oscar Giannino commentava sarcastico “e ora su che specchi si arrampicherà l’irriducibile armata anti MES?”


La primavera è stagione di amori e di ormoni in libertà e dopo l’Eurogruppo di ieri tanti stanno in fregola per le parole di Dombrovskis e Gentiloni: “La Commissione Ue non effettuerà nessuna missione ulteriore, oltre a quelle standard del Semestre europeo, per verificare le spese collegate al Mes. Nessuna richiesta di aggiustamento macroeconomico, nemmeno ex post ai Paesi che chiederanno gli aiuti”. Questo sarebbe il monitoraggio sulla nuova linea di credito. “L'analisi” proseguono i commissari "indica che, malgrado i rischi, il debito italiano è sostenibile". In teoria rimarrebbe la solita stanca liturgia fatta di "orientamenti", "programmi nazionali di riforma", "programmi di stabilità o di convergenza”, e “raccomandazioni individuali” da incorporare nella legge di bilancio. Un rito che a seconda dei casi può trasformarsi in un duello rusticano a colpi di dichiarazioni accendi-spread piuttosto che in una formalità. C’è da credere a queste promesse? Di sicuro ci hanno creduto il Corriere e Repubblica visto che entrambi parlano di “Mes senza condizioni” seguiti a ruota dalla Stampa: “accordo europeo sul Mes senza condizionalità”. Addirittura, il Fatto titola di un “assist all’Italia”. Spicca invece lo scettico atteggiamento del Sole 24 Ore che dedica all’argomento solo due neutre righe di sommario in un articolo in cui si parla di Bce. Noi ci armiamo invece di pazienza e ci studiamo le carte fra cui anche il regolamento 472/2013. Già il titolo parla da solo: “rafforzamento della sorveglianza economica e di bilancio degli Stati membri nella zona euro che si trovano o rischiano di trovarsi in gravi difficoltà per quanto riguarda la loro stabilità finanziaria”. Alla premessa (5) leggiamo che gli Stati membri che chiedono di essere assistiti a titolo precauzionale mediante il MES sono sottoposti alla sorveglianza rafforzata e questo comporta che vi possano successivamente essere i cosiddetti programmi di aggiustamento macroeconomico. Avete presente la Grecia? Ecco quella roba li. Comunque sia, lo Stato che intende richiedere assistenza finanziaria al MES deve immediatamente informare il presidente dell’«Eurogruppo» Centeno, il commissario per gli affari economici e monetari Gentiloni e il Presidente della BCE mentre la Commissione Ue valuterà, -sempre d’intesa con la BCE ed il FMI- “la sostenibilità del debito pubblico”. Insomma, fai domanda di mutuo al MES e la Troika è li pronta a ficcare subito il naso in ciò che più gli aggrada. L’articolo più controverso del regolamento è però il numero sette dove appunto si parla dei programmi di aggiustamento macroenomico. Perché se da una parte l’articolo prevede che vi possano essere strumenti finanziari del MES cui questi non si applicherebbero -con ciò avvalorando la promessa di Gentiloni - dall’altro prescrive che i piani di aggiustamento dipendano e si basino sempre sulla solita analisi di sostenibilità del debito. Se questo venisse quindi successivamente dichiarato non sostenibile, chi ci assicura che i famigerati programmi di aggiustamento macroenomico non sarebbero imposti? È il classico caso in cui la legge si interpreta per gli amici (il Conte di turno) e si applica per i nemici che quasi sempre sono quelli che riscuotono il consenso della maggioranza degli italiani. Ma vi è un articolo ancor più controverso. Il quattordici infatti stabilisce come uno Stato membro può essere soggetto a “sorveglianza post-programma finché non avrà rimborsato almeno il 75 % del debito contratto col MES”. Una spada di Damocle pericolosissima che pende sulla nostra testa finché gli italiani non avranno rimborsato almeno venticinque dei trentacinque prestati. Qualora esista inoltre “un rischio perdurante per la stabilità finanziaria o per la sostenibilità di bilancio dello Stato membro interessato, il Consiglio, su proposta della Commissione, può prorogare la durata della sorveglianza post-programma”. In pratica il Paese sorvegliato deve sottostare a periodiche valutazioni di Commissione, BCE e FMI (di nuovo ancora la Troika) che potrebbero imporre “misure correttive”. L’imbroglio è servito su un piatto d’argento. Non esiste un modo di liberarsi dal giogo degli aguzzini. Il programma di aggiustamento macroeconomico che era sembrato uscire dalla porta ecco che invece rientra dalla finestra sotto forma di “misure correttive”. Ed il bello è che nella lettera inviata da Gentiloni all’Eurogruppo tutto questo viene riportato esplicitamente al punto numero sette. Come dire, se non è zuppa è pan bagnato.


Articolo di Fabio Dragoni


0 visualizzazioni