Ecobonus trasformato in moneta alternativa

I crediti d’imposta per i lavori edili, come per il voucher vacanze, si potranno cedere alle banche, creando di fatto un sistema simile a quello dei minibot chiesti dalla Lega. La BCE però è contraria: vincoli e risorse insufficienti finiranno per stroncare la misura.


Sei gli interminabili giorni intercorsi fra l’annuncio del Decreto Rilancio che si sarebbe dovuto chiamare prima “Aprile” e poi “Maggio” dato da Giuseppe Conte il 13 maggio e la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, avvenuta il 19 maggio e ricorretta il 20.

Nessuna dimostrazione di inefficienza; né tantomeno alcun lavoro di limatura nei dettagli tecnici di quello che è stato pomposamente definito il più poderoso programma di spesa ed investimenti nella storia del nostro Paese.


Quanto piuttosto il sofferto esito di uno scontro sotterraneo fra “poteri morti” come rivela quello che Dagospia chiamerebbe uno degli “addetti ai livori”. Da una parte il Governo e dall’altra la Banca d’Italia spalleggiata dalla BCE.


Nel mezzo la Ragioneria Generale dello Stato ed il ministro Roberto Gualtieri. Ma andiamo con ordine. Una volta licenziata la bozza di Decreto predisposta col supporto dei tecnici del MEF ed approvata dal Consiglio di Ministri, questa arriva sul tavolo della Ragioneria Generale dello Stato per la necessaria bollinatura prima della firma del Capo dello Stato e della conseguente pubblicazione.


E qui si ferma per quasi una settimana. La sosta prolungata in Ragioneria non è mai una novità, dovendo quest’ultima verificare che siano previste le necessarie coperture finanziarie per ogni provvedimento di spesa annunciato.


Ma l’inconsueto pit stop di quasi una settimana non era in nessun modo spiegabile. Oggetto di attenzione particolare gli articoli 28 (riguardante la locazione di immobili ad uso non abitativo), 119 (incentivi per efficientamento energetico e sisma bonus), 120 (adeguamento dei luoghi di lavoro), 121 (trasformazione delle detrazioni fiscali), 122 (cessione dei crediti di imposta), 125 (sanificazione e acquisto di dispositivo dei dispositivi di protezione) e 176 (tax credit vacanze).


Materia del contendere, il controverso sistema previsto in tutti questi articoli che di fatto introduce una novità rivoluzionaria. Fino al 31 dicembre 2021 i beneficiari dei crediti d’imposta per l’emergenza epidemiologica COVID-19 possono infatti optare per la loro cessione, anche parziale, ad altri soggetti i quali potranno utilizzare il credito ceduto in compensazione dei debiti verso lo Stato (per imposte o contributi).


In pratica il credito d’imposta diventa moneta sempre a patto che la controparte sia disposta ad accettare non potendo infatti i debiti estinguersi per legge se non con moneta avente corso legale.


Ma la novità ancor più dirompente che ha indotto Banca d’Italia ad alzare la trincea non è soltanto la possibilità di utilizzare queste detrazioni fiscali come sconto su quanto pagare al fornitore quanto soprattutto la possibilità di monetizzare detti crediti fiscali in banca portandoli allo sconto.


In prospettiva, una montagna di crediti verso l’erario nati per essere portati in detrazione pluriennale nella dichiarazione dei redditi dei beneficiari che si trasformano, per lo Stato, in un gigantesco debito; in gergo saldo netto da finanziare.


Ma non è soltanto la stabilità delle banche che vedono gonfiare il proprio attivo patrimoniale di impieghi verso il settore pubblico, né tantomeno la sostenibilità del debito italiano ad inquietare la banca centrale quanto piuttosto la possibilità di creare moneta parallela che con questo escamotage lo Stato acquisirebbe.


Ricordate i tanto contestati minibot approvati all’unanimità in una mozione alla Camera del 28 maggio 2019? Ecco una cosa simile ancorché non trasformati in fogli simili a banconote sebbene Gualtieri, a Piazza Pulita, abbia a loro alluso parlando di voucher vacanze.


La strada è dunque tracciata. Di fronte a tale sconquasso la resistenza di Banca d’Italia e BCE non poteva rimanere inosservata. Ma avendovi Giuseppi e Gualtieri già speso un enorme capitale politico e di immagine come diavolo avrebbero potuto rinunciare a tali misure rischiando un tracollo di immagine che neppure loro avrebbero potuto sopportare?


Non rimaneva che un via d’uscita: rendere le norme inapplicabili o quasi. Missione quasi compiuta, ad esempio, all’articolo 176. Il bonus vacanze (monetizzabile in banca dall’albergatore) pari all’80% di quanto speso e comunque di importo non superiore a 500 euro è garantito ai nuclei familiari con un reddito ISEE non superiore a 40.000 euro.


Decisamente surreale ipotizzare che una famiglia con figli in tale fascia di reddito possa infatti pensare alle vacanze se non attingendo ai propri risparmi. Ma sicuramente più complicato non ipotizzare un massiccio ricorso agli incentivi previsti all’articolo 119 che consentirebbero di realizzare importanti interventi di ristrutturazione sulle prime abitazioni a costo praticamente zero. Il previsto utilizzo di tale incentivo per soli tre miliardi non convince né il Ragioniere né la Banca d’Italia.


Ma qualora la situazione sfuggisse, per così dire, di mano Gualtieri sarebbe obbligato a premere il pulsante rosso: la legge di contabilità (196/2009) prevede espressamente quest’obbligo qualora “l'attuazione di leggi rechi pregiudizio al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica”.


Il MEF deve assicurare il pareggio di bilancio (articolo 81 in Costituzione), assumendo “tempestivamente le conseguenti iniziative legislative”.

Se anche sul MES la legge (la 234/2012) prevede che il Governo informi “tempestivamente” il Parlamento, c’è da scommettere che questo “tempestivamente” sarà invece rispettato.


Sia mai che la misura abbia successo e il Paese si riprenda. Meglio fermare il tutto. Articolo di Fabio Dragoni


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