Ci vuole una pagella anche per i magistrati

La pagella sembra desueta solo a scuola. E forse in magistratura. Ormai in qualunque attività professionale – pubblica o privata – una valutazione sul rendimento è non solo necessaria, ma a volte persino insufficiente per descrivere compiutamente il “merito” e quindi condizionare remunerazioni e considerazioni circa il rapporto di lavoro e di formazione.

“Fascicolo sul rendimento” dei giudici

Che la scuola (italiana) detestasse la valutazione lo avevamo sospettato. E guardando le performance che ci collocano sempre più spesso in fondo alla classifica dei migliori istituti di formazione (scolastica o universitaria) abbiamo capito anche il perché. Ora anche la magistratura (italiana) mostra insofferenza alla sola ipotesi di istituire un “fascicolo sul rendimento” dei giudici. Diciamo la magistratura poiché l’Anm, l’Associazione nazionale dei magistrati, non ha perso tempo per accodarsi al giudizio del Pd (o è stato il contrario?) che ritiene l’iniziativa “una schedatura irragionevole”.


Premiare il merito

La proposta di Enrico Costa di Azione, adottata dalla ministra Cartabia alle prese con la riforma del Csm, è parsa ai più un sereno adeguamento alla prassi diffusa in tutti i Paesi e in tutte le attività professionali. Il magistrato non è un professionista? Vero. Ma la sua carriera dovrà pur adeguarsi alle metodiche che governano tutte le professioni, comprese quelle esercitate nella Pubblica amministrazione. Se il “merito” è stato scoperto come il faro irrinunciabile in ogni percorso di riforma della Pa – Brunetta docet, ma non si tratta solo dell’opinione di un ministro autorevole, ma di un sentire sottoscritto e promosso da tutto il governo con la sua super maggioranza parlamentare – sarebbe curioso che non diventasse criterio anche per chi esercita il suo mandato alle dipendenze dello Stato, magistrati compresi.

Azioni promosse, sentenze ottenute, arresti disposti, durata dei procedimenti, tutto quello che attiene all’esercizio del magistrato dovrà essere contenuto e verificato nel fascicolo personale. Buona cosa, peccato che non sia già così, avremmo potuto forse evitarci carriere incomprensibili e forse immeritate nella magistratura. E forse avremmo potuto registrare qualche sofferenza in meno in quella malagiustizia che lamenta detenzioni inutili e illecite, tempi di giudizi incongrui in qualunque Paese civile, sentenze scardinate e contraddette nel corso dei gradi di giudizio. Sarebbe interesse anche della magistratura stessa, poter contare su un salto di credibilità verificabile e consultabile.


Pd sulle barricate

Un cittadino meno esposto al giudizio incontrollato di un magistrato sarebbe più sensibile alla Giustizia, con o senza maiuscola. Un avvocato che perde troppe cause, perde clienti e onorario. Un architetto con pochi progetti da esibire nel suo curriculum forse ha meno mercato. Perché parlare di schedatura per i magistrati? Autodifesa della categoria/casta? Irragionevole, ma forse comprensibile: difficile che un tacchino festeggi con gioia il Natale. Ma che il Pd e il suo segretario, Enrico Letta, si facciano paladini di questa battaglia – “una schedatura irragionevole” – è più curioso. È forse la premessa per una guerra contro ogni schedatura? Contro ogni pagella? Liberi tutti, dalla terza media a tutti i sistemi premianti che governano imprese pubbliche e private, nelle democrazie a ogni latitudine.

La “scheda” personale di Letta Enrico riporta una bocciatura solenne ai tempi del suo incarico di governo (2014), una bocciatura decretata dal suo partito, che lo aveva indotto all’esilio (dorato) di Parigi, con la promessa di lasciare la politica. Ma come si è visto, anche le più crude bocciature, schedate nel cv personale, possono essere accantonate per nuovi e straordinari incarichi. E allora perché le schedature sarebbero irragionevoli? Si può sempre migliorare.





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